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Secondo lo storico Robert Soliel i due metodi più importanti per diffondere il consumo di sigarette sono stati la pubblicità e la guerra. Infatti il consumo aumentò vertiginosamente con la prima guerra mondiale: la produzione americana passò da 18 miliardi di sigarette nel 1914 a 47 miliardi nel 1918. A questo contribuì una crociata per fornire sigarette gratis ai soldati: il loro effetto narcotico era considerato utile per combattere la solitudine al fronte. Una canzone inglese del tempo di guerra suggeriva:
"chiudi i tuoi problemi nello zaino, mentre hai un fiammifero per accendere la sigaretta".
Coloro che si erano convertiti al fumo da soldati, divennero buoni clienti anche dopo la guerra. La pubblicità fece sì che gli americani continuassero a comprare sigarette anche durante e dopo la depressione economica del 1929. Furono stanziate somme colossali (circa 75.000.000 di dollari del 1931) per la promozione delle sigarette come aiuto per mantenersi snelli, come alternativa ai dolciumi; film che esaltavano dive fumatrici, come Marlene Dietrich, contribuivano a creare un'immagine sofisticata che colpì anche le donne.
Così nel 1939, alla vigilia di un'altra guerra mondiale, le donne americane si unirono agli uomini nel consumare 180 miliardi di sigarette.
Quando scoppiò la II guerra mondiale, di nuovo i soldati ebbero le sigarette gratis. Nell'Europa postbellica ad un certo punto le stecche di sigarette sostituirono la valuta nel mercato nero: i soldati americani di stanza in Europa compravano sigarette prodotte con le sovvenzioni governative per pochi centesimi e con esse pagavano tutto: dalle scarpe nuove alle ragazze. Nella sua marcia trionfale alla conquista del mondo, spesso il tabacco ha avuto come principali alleati nei fatti anche coloro che si dichiaravano suoi avversati a parole. Questi ambigui rapporti continuano: ad esempio, le Poste italiane hanno emesso nel 1982 un francobollo contro il fumo, che si acquistava dallo stesso venditore delle sigarette del Monopolio di stato.


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